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SKoM – Chi Odi Sei – Recensione di MUSIC COAST TO COAST

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Cosa c’entra la Magna Grecia con il rock? Poco nulla o nulla, a parte il fatto che gli SkoM hanno realizzato un disco focalizzato su quella terra istintiva e ancestrale di cui siamo discendenti, con forti riferimenti all’Odissea semplice pretesto per disegnare figure di claustrofobica miseria in cui l’odio è l’unica strada per uscire dalle bare in cui sono sepolte vive.

Chi Odi Sei è il primo album del trio fiorentino formato da Ester ‘La Cruz’ Santacroce (chitarre, voci), Gianluca ‘Graeme’ Grementieri (chitarre, voci) e Martin Rush (basso, synth, beats, voci) e si propone proprio di rappresentare l’odio latente e la violenza sottotraccia, costante e banale che fa da sfondo alle vite di tutti, rendendola evidente come in una vicenda omerica. Gli SKoM, acronimo che sta per Some Kind of Make-Up, hanno pubblicato l’album il 9 giugno su Pippola Music  con distribuzione Audioglobe.

Non fatevi ingannare dalla prima traccia Arpie, in cui l’italiano si mischia al palermitano dove le chitarre taglienti fanno dimenticare una struttura che farebbe presagire ad un album di post-rock. Penelope, la moglie di Ulisse, fa rivivere quel senso di ossessione che la band ha voluto esprimere portando in musica quel pensiero fisso che lacera. In più il cantato urlato e le chitarre rumorose si innestano nella mente come un tarlo.

La voce di Simona Norato, le pulsazioni ritmiche della tammorra, l’uso della lingua palermitana si mischiamo ai sequencer e ai suoni cupi in Nuddu Ca Veni, una canzone che fa da ponte tra la tradizione popolare e la sperimentazione elettronica.

Il suono granitico di Polifè è qualcosa di devastante, da anni band così ruvide e potenti non se ne sentono in Italia, a confronto viene da pensare che Il Teatro degli Orrori  è una band leggera. Il basso e la chitarra iniziale ricordano gli Zu, il synth dà un tocco psichedelico alla canzone in un muro di suoni impenetrabile. Se il povero amico ciclope potesse ascoltare questa traccia avrebbe già perso l’udito.

Il disco si chiude facendo visita a Nausicca che nel libro VI dell’Odissea si narri giocasse a palla presso una riva con le proprie ancelle. La traccia è un mix dei primi Marlene Kuntz  de Il Vile e i suoni vorticosi e malati di Trent Reznor.

Chi Odi Sei è un lavoro duro ed ossessivo a tratti crudo e sensuale, con le voci che spesso ricordano i Marlene Kuntz, un rock pesante, ma rinfrescato da beat industriali che spesso avvicinano il trio ai Nine Inch Nails.

Gli SKoM sono una formazione interessante, il loro primo disco non è certo un lavoro dal facile ascolto ed adatto a tutti, ma la loro forza sta proprio nell’osare ed uscire fuori dagli schemi, tirando fuori dal cilindro un album coraggioso.

Leggi la versione originale qui: http://www.musiccoasttocoast.it/skom-chi-odi-sei/

 

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Ultima modifica il Martedì, 13 Giugno 2017 10:52

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SKOM - "CHI ODI SEI"

CHI ODI SEI copertina

 

Esce oggi "CHI ODI SEI" degli SKOM, con distribuzione Audioglobe, già ascoltabile in anteprima su Tuttorock qui http://www.tuttorock.net/news/skom-chi-odi-sei-in-anteprima-streaming-esclusiva-su-tuttorock

 

E' il primo LP degli SKoM, il trio formato da Ester 'La Cruz' Santacroce (chitarre, voci), Gianluca 'Graeme' Grementieri (chitarre, voci) e Martin Rush (basso, synth, beats, voci).
 
Realizzato tra Forlì e Palermo, il disco è stato registrato fra le grida e il salmastro di Palermo alla residenza artistica Indigo (teatro degli album di Niccolò Carnesi, Une Passante e Dimartino) e terminato nella campagna romagnola dello studio Cosabeat di Franco Naddei (sarto del rumore per Pieralberto Valli, John De Leo, Hugo Race). "Chi Odi Sei" si avvale anche della decisiva collaborazione di Simona Norato, già Vestale del suono di Cesare Basile.
 
L'album si focalizza su quella Magna Grecia istintiva e ancestrale di cui siamo discendenti, culla di una violenza coltivata per affermarsi, quella stessa che guida le nostre sorti, oggi come allora. Gli evidenti riferimenti all'Odissea sono un pretesto per disegnare figure di claustrofobica miseria in cui l'odio è l'unica strada per uscire dalle bare in cui sono sepolte vive. Il senso del lavoro sta proprio nel tentare di rappresentare l'odio latente e la violenza sottotraccia, costante e banale che fa da sfondo alle vite di tutti, rendendola evidente come in una vicenda omerica.

"Sei chiodi chiudono la bara in cui è sepolto chi sei.
Il primo hai provato a toglierlo con denti, fatica, sudore.
Puoi sentire la voce di chi ride dei tuoi tentativi, di chi odierà ciò che otterrai.
Una maga promise di toglierti il secondo, piantato nel cranio.
E così ti fece suo prigioniero.
Il terzo chiodo lo piantasti nell'occhio di un ciclope.
Non saresti mai più stato lo stesso.
Il quarto chiudeva il sesso della tua sposa perché così volevi che fosse.Urlò quando riuscì a estrarlo.
Con un altro, piazzato nella gola di una sirena, voce interiore, deturpasti per sempre la tua bellezza
Col sesto avevi inchiodato il cuore della tua amante più devota.
Che quando finalmente riuscì a staccarlo dal petto, lo mise in vendita."
"Chi odi sei."
 
SKoM (acronimo di Some Kind of Make-Up) è l'alone slabbrato del buco di una bruciatura. Ma anche il cerone messo di fretta per coprire un difetto, un vizio. E' il trucco che rende ancora più evidente l'errore.

 

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Trovi qui alcune delle bellissime recensioni:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre recensioni qui sotto:

http://www.micsugliando.it/2017/05/22/skom-chi-odi-sei/

http://www.radiocoop.it/skom-chi-odi-sei/#

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Ultima modifica il Venerdì, 09 Giugno 2017 10:39

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Ultima modifica il Mercoledì, 07 Giugno 2017 17:21

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